Report Incontro Nazionale Roma

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INCONTRO NAZIONALE GENUINO CLANDESTINO

ROMA – 16/18 MAGGIO

REPORT TAVOLI DI LAVORO

 

 

 

Il 16-17-18 Maggio si è svolto al Forte Prenestino di Roma l’Assemblea Nazionale della rete Genuino Clandestino.

L’assemblea ha previsto la suddivisione nei seguenti sette tavoli tematici di lavoro:

  1. Terra Bene Comune: alleanze e sinergie tra le lotte in campagna e quelle in città
  2. Costruire comunità, riappropriarsi e rideterminare i territori
  3. La conpatibilità del contadino oggi: vecchie e nuove resistenze
  4. L’agricoltura e le minacce globali: dai Regolamenti Europei ai Trattati di libero scambio EU/US (TTIP) all’EXPO 2015
  5. OGM: tutela della biodiversità e sovranità alimentare
  6. Lavoro bracciantile e caporalato in agricoltura
  7. L’allevamento: una sfida di compatibilità economica per un cibo sano (disponibile a breve…)

A seguire un report sintetico per ciascun tavolo dei punti salienti delle discussioni e delle proposte emerse:

[ in formato pdf scaricabile ]

Tavolo 1 – Terra Bene Comune: alleanze e sinergie tra le lotte in campagna e quelle in città

 Realtà presenti:

Mercato Brado/ NoInc Terni, Re:Common, C.S.A. Oltrefrontiera Pesaro, Oltremercato Napoli, Zollenomadi Roma, Cantieri Comuni Manziana, Mondeggi, Terre Forti Catania, RiMaflow/Communia net, Opzione Zero Venezia, Amig@s Sem Terra Roma, Terre in Rivolta Roma, Giardinieri Sovversivi Roma, Terre in Moto Milano, CCampo Oriolo, TerraTerra Roma, Conf. COBAS Roma, No Grandi Navi Venezia, Fronte dell’Orto e Oltre La Crescita Roma, Làbas occupato Bologna.

 

Punti salienti:

  1. La partecipazione sostanziosa a questo tavolo, così come la numerosità delle vertenze aperte attorno a questo tema negli ultimi mesi dimostra un bisogno diffuso su tutti i territori di costruire e rafforzare sinergie tra realtà diverse accomunate dal comune obiettivo di difesa del territorio dalle speculazioni, e dalla volontà, come comunità locali in lotta di resistenza, di riconquistare il controllo su di esso per costruire alternative al modello dominante. Due sono gli elementi centrali di questa riflessione: 1) le lotte si vincono uscendo dall’isolamento della propria vertenza; 2) le lotte sono tante e diffuse su tutto il territorio nazionale, e nonostante le specificità di ciascuna si confrontano con una controparte comune che è il modello di sviluppo, fallimentare ed insostenibile
  2. Assistiamo ad una crescente diversificazione degli attacchi ai nostri territori, che vanno dalle politiche aggressive delle multinazionali, all’imposizione di grandi opere inutili, alla costruzione di centrali per la produzione di energia elettrica che non rispondono ai bisogni energetici dei territori ma alle logiche di profitto privato, etc.. . Nonostante la molteplicità delle forme di questi attacchi, la logica a cui essi rispondono è la stessa e, di conseguenza, chi lotta sui diversi territori, pur nella specificità dei casi, parla la stessa lingua dell’alternativa. Dal momento che ad essere colpita è la terra e, in senso più lato i territori, diventa fondamentale la costruzione di un ponte ed un’alleanza tra città e campagna, che sappia fare della difesa del territorio e della restituzione della terra alla sua funzione naturale il perno della lotta.
  3. Le forme in cui la costruzione di questo incontro tra città e campagna sono tante, e i mercati possono rappresentare momenti/opportunità centrali se:
    • Diventano luoghi di discussione oltre che di commercializzazione
    • Si riappropriano delle piazze, piano piano uscendo dai cosiddetti “luoghi protetti”
    • Mantengono un carattere forte ed una pratica di conflittualità col modello della grande distribuzione, provando a praticare l’alternativa senza compromessi
  4. Assistiamo ad una fase in cui le infrastrutture sociali tradizionali (sindacati, partiti politici, gruppi religiosi, grandi associazioni di categoria etc..) dimostrano di aver fallito e di aver perso legittimità a rappresentare le istanze della gente. Esiste però una soggettività più diffusa che si autorganizza attorno a forme di protesta non ideologica e strutturata, ma dando prova di una disponibilità sociale alla partecipazione ma con forme e mofdi nuovi e destrutturati. Oggi le soggettività diverse si aggregano e vincono solo tramite le pratiche. In questo senso le battaglie di difesa dei beni comuni hanno un potere aggregativo forte che altre vertenzialità non hanno perché chiamano in causa bisogni di base ed esigenze di riappropriazione della propria vita. E’ sempre più evidente negli ultimi anni una disponibilità alla partecipazione e mobilitazione attorno al tema dei beni comuni, che rischia però dispersione e insularizzazione. E’ necessario riuscire ad intercettare e raggiungere questa disponibilità dispersa costruendo nuove relazioni umane e riuscendo a riaggregare attorno a forme di autogestione diretta dei beni comuni, senza mediazioni o compromessi, e dando grande rilevanza al processo di costruzione. Riteniamo che la chiave sia quella di promuovere forme di autonomia ed autorganizzazione per rivendicare, praticando:
    • il diritto all’abitare dignitoso
    • il diritto a garantirsi la sussistenza ed un’occupazione che non sia sfruttamento
    • il diritto a mangiare un cibo sano, prodotto nel rispetto dell’ambiente e delle persone
    • il diritto a decidere della gestione del proprio territorio

avvicinando i temi del lavoro, dell’abitare, della qualità del cibo, delle forme di distribuzione di esso, di come va vissuto il territorio e cercando legami tra tutte le vertenze specifiche su questi temi.

Praticando forme di contestazione per rivendicare quanto sopra, i NO che caratterizzano le lotte di resistenza si trasformano in tanti SI, che sono funzione delle pratiche dell’alternativa intorno a cui le lotte di resistenza si costruiscono (es. dire che i NO TAV sono solo un movimento di resistenza è assolutamente limitante, perché una lotta che parte dall’opposizione al treno ma è diventata una proposta di riflessione e pratica di cosa può essere un diverso sviluppo).

  1. In questa fase storica in Italia assistiamo all’organizzazione e strutturazione di iniziative che sono emblematiche del nemico che cerchiamo di contrastare: EXPO, FICO, etc… che si strutturano assorbendo e cooptando il nostro linguaggio (es. Nutrire il pianeta come slogan portante dell’EXPO). E’ emblematico che chi parla di nutrire il pianeta in realtà lo affama, e chi nutre davvero il pianeta sono i piccoli contadini in tutto il mondo, portatori di diritti negati pressoché ovunque. In questo senso Genuino è diventato un movimento di critica radicale (perché nelle pratiche) a questo sistema, e per questo deve raccontare quella che è l’alternativa, e sforzarsi a trovare i legami, costruendo trasversalità e radicalizzandosi nella lotta, e passando dalla difesa dei beni comuni alla riappropriazione degli stessi. Visto che l’attacco sferzato dal modello dominante è forte, la risposta chiama in causa tutti i territori, e non solo quelli dove le forme dell’attacco prendono piede (es. non solo Bologna per il FICO o Milano per l’EXPO)
  2. In questa diffusa esigenza di sinergia Genuino Clandestino sta dimostrando di avere un enorme potere aggregativo proprio per la trasversalità delle relazioni che è in grado di costruire, e può rappresentare un contenitore in cui tutto questo viene veicolato ed intercettato, ed in cui vengono praticate nuove forme di società ed economia.
  3. In tutta la discussione a questo tavolo le grandi assenti sono le istituzioni, nazionali e locali, alle quali si imputa di aver fallito, e di non essere più interlocutori affidabili né garanti degli interessi dei cittadini:
    • Il messaggio comune che proviene da tutti è che la rappresentanza non tutela
    • Le istituzioni pubbliche portano avanti una gestione privatistica della cosa pubblica
    • Le istituzioni sono responsabili della criminalizzazione della resistenza che avviene un po’ ovunque

A testimonianza di ciò si racconta un aneddoto di un assessore di Firenze che ha dichiarato, senza battere ciglia, “una cosa pubblica non è una cosa comune”. In questo si risolve il cuore della crisi politica e di rappresentanza che il paese sta attraversando.

  1. Emerge un’esigenza diffusa di costruzione di una rete giuridica di sostegno che includa avvocati, esperti di diritto ambientale etc.., perché di fronte alla crescente criminalizzazione della resistenza ed alle nuove forme con cui questa è messa in atto, dobbiamo poterci difendere e contrattaccare.
  2. Si sente bisogno di uscire e superare la dicotomia legalità/illegalità. Quello che il referendum dell’acqua ha dimostrato è che la violazione dei processi democratici è una prassi del potere su di noi. Ad essere illegali sono loro, e non le nostre pratiche di riappropriazione. Non è quindi appellandoci alla “legalità” che dobbiamo rivendicare questi diritti, ma riaffermando con forza le nostre pratiche.

 

Le nostre proposte:

  • Individuiamo nel campeggio di Mondeggi del 27-28-29 giugno un momento fondamentale in questo processo di costruzione di nessi e legami, aggregando intorno ad una pratica di riappropriazione. L’invito per Mondeggi è esteso a tutti i comitati in lotta per la difesa del territorio. Si ambisce, in quell’occasione, a trovare un’occasione di scambio anche sul processo di preparazione alle mobilitazioni intorno all’Expo.
  • Individuare una giornata di mobilitazione diffusa sui territori per la difesa e la riappropriazione degli stessi (possibile un nuovo 12 ottobre?)
  • Contribuire in tutti i modi all’organizzazione di un presidio permanente a Milano in rete con i movimenti No Expo (perché noi ci siamo prima, durante e dopo l’Expo!)
  • Partecipare e contribuire alla mobilitazione dell’11 luglio a Torino
  • Elaborare una dichiarazione di affermazione della Campagna Terra Bene Comune, che affermi la riappropriazione del territorio, oltre la difesa dello stesso, per un nuovo modo di mangiare, abitare, lavorare, consumare. Una campagna nazionale che, partendo dalle pratiche e sinergie locali ambisce a ricostruire il sistema.
  • Adoperarsi per una mappatura dei territori, per costruire e consolidare sinergie tra le realtà in lotta
  • Promuovere “autodeterminazione culturale a garanzia partecipata”.

 

 

 Tavolo 2 – Costruire comunità, riappropriarsi e rideterminare i territori

  1. La riappropriazione delle terre può e vuole essere  anche un metodo per fermare la devastazione del territorio:  pratiche agricole contadine e naturali vs modello di sviluppo della  cementificazione e abuso della terra a scopo del profitto che  distrugge l’ambiente e il territorio. Può servire a portare nuovi  modi di fare agricoltura, economia e pratiche dal basso, legate  all’autorganizzazione.
    A Caicocci si è parlato di “custodia sociale”: ricreare comunità  significa anche ricreare l’idea di comunità, non più solo  territoriale ma come comunità di intenti, intesa non come  “riserva”, “fuga” dal resto del mondo; bensì vogliamo ricreare  insieme al mondo cittadino nuove agricolture contadine e comunità del cibo viste come agenti di trasformazione.
  2. Da nord a sud durante l’incontro sono state raccontate  esperienze diverse di riappropriazione della terra, pubblica o privata, e degli spazi necessari per il lavoro, con modalità diverse; è emersa una necessità/ una pratica attuale, quella del  supporto attivo della comunità all’agricoltura, oltre alla logica del consumo come atto agricolo/politico, indispensabile nella logica della attività autorganizzata dal basso contrapponendo questo modello alla “logica dei finanziamenti” (sarebbe interessante potere avviare un percorso di scambio tra le varie esperienze sui rapporti con le istituzioni)
  3. Queste esperienze sono utili anche a ricreare RELAZIONI, il tessuto contadino (anche tra i contadini) esperienze in cui sono messi in comune/riutilizzati /recuperate STRUTTURE (es. al sud capannoni per stoccare prodotti da spedire, es. arance, olio, richieste a comuni, ad esempio) MEZZI es. condivisione del trattore, spese da dividere coi consumatori (es. CSA, come Arvaia a Bo) RISCHIO e LAVORO es. condivisione dei rischi e del lavoro agricolo (es.CSA, campi di lavoro, ecc) più che la logica del finanziamento, logica della  comunità che si autorganizza altre questioni emerse:
    • approfondire il discorso del creare reddito: una volta acquisita in qualche modo la terra, come si campa?  cosa legata strettamente a questione abitativa
    • in relazione alla vendita delle terre pubbliche è necessario riflettere e mettere l’attenzione sulla gestione e non sulla rendita, cosa che fanno le esperienze come caicocci e mondeggi rispetto alla svendita decisa dal famoso decreto
    • creare benessere allargato e non solo economico, ma relazioni sociali sul territorio
    • dall’esperienza della Garten Coop di Friburgo abbiamo condiviso la riflessione che è necessario pagare l’agricoltura (il lavoro) e non i prodotti la comunità che si assume questa necessità, strettamente collegata a creare reddito e lavoro.
  4. La ricerca della terra per l’agricoltura può essere un primo passo, ma questi spazi recuperati possono offrire risposte a vuoti lasciati dalla crisi, “servizi” necessari alla comunità autogestire
    altri ambiti oltre alla propria sovranità alimentare (es: proposte negli spazi recuperati di spazi per bambini, donne che hanno subito violenza, disabilità, “pronto soccorso abitativo” contro gli sfratti, insomma rispondere dal basso alla crisi e alla crisi del welfare vedi esperienza di Marinaleda in Andalucia) Si decide in tal senso di creare delle bacheche delle competenze
    attraverso le quali facilitare lo scambio di “servizi” all’interno delle comunità in costruzione.
  5. È stata sollevata anche la necessità di riflettere sull’educazione, in sé stessa, rispetto a che modello di sviluppo vogliamo proporre e utilizzare ciò come occasione per “includere”/attirare persone (della serie se non puoi cambiare i genitori insegna ai figli ^_^).
  6.  Si è parlato anche di esperienze che stanno aspettando bandi pubblici, il tavolo riflette che genuino clandestino non vuole definire quali modalità in quali territori scegliere a priori, ma
    guardare alle funzioni e alle attività, poi ogni realtà sceglie i propri percorsi in base al suo contesto, così come non ci si vuole fissare su quali pratiche agricole (permacultura vs… altro)
  7. SI propone il campeggio a mondeggi, il contributo della rete potrebbe essere di supporto morale e pratico alla “custodia sociale” della tenuta, nell’ultimo fine settimana di giugno potrebbe essere anche uno spazio dove proseguire lo scambio di esperienze da nord a sud del tavolo2, che  è stato molto ricco, per elaborare riflessioni e  punti in comune.

 

Le esperienze di riappropriazione diretta, come nel caso di caicocci e mondeggi, ma anche altre esperienze narrate, dalla CSA, alle forme di collaborazione con i GAS, alla condivisione di spazi, ecc. possono essere non la narrazione di un sogno di qualcosa che verrà ma la dimostrazione pratica che questo è possibile ora. In tal senso si decide di supportare qualunque strumento che aiuti a ricreare un immaginario che alimenti la nostra convinzione che queste progettualità sono possibili.

In conclusione si decide che si proverà a mettere su un osservatorio sulle minacce al territorio, questo, insieme alle bacheche delle competenze e del database delle esperienze territoriali, potrebbe essere un suggerimento ad organizzare diversamente il blog terra bene comune, rilanciandolo con degli obiettivi specifici.

  

Tavolo 3 – L’agricoltura e le minacce globali: dai Regolamenti Europei ai Trattati di libero scambio EU/US (TTIP) all’EXPO 2015

 

Realtà presenti: Ccampo, Cs Bocciodromo Vicenza, Campi aperti Bologna, Communia Roma, Cortocircuitoflefreo, Fairwatch, Labas occupato, Mercato Brado Terni,   Mondeggi Firenze,Occupazioni Precari Studenti Castelli Romani, Off Topic Milano, Ragnatela, Ressud, Spiazzi Verdi Venezia, Terre Forti Catania, Terreinmoto Milano, TFMC Perugia,  GermogliaTo Torino.

 

TTIP o Trattato Transatlantico Usa-Ue di liberalizzazione di commercio e investimenti:

Che cos’è: è un Trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America attualmente oggetto di negoziati volutamente segreti. E’ un attacco frontale che vede lobby economiche, Governi e poteri forti accanirsi su quello che rimane dei diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente e di cittadinanza dopo anni di crisi economica e finanziaria.

Come funziona: con l’alibi di un’omogeneizzazione delle normative e la falsa illusione di risollevare l’economia dell’Europa aumentando le nostre esportazioni negli Usa, si vogliono limitare o azzerare tutte quelle procedure e regole di sicurezza, qualità, tutela, comprese quelle relative al lavoro e all’ambiente, che in Europa sono state ottenute con anni di dura lotta.

Tra i principali obiettivi del negoziato, inoltre, c’è la tutela dell’investitore e della proprietà privata, grazie alla costituzione di un organismo di risoluzione delle controversie, un vero e proprio arbitrato internazionale, a cui le aziende potranno appellarsi a prescindere dale leggi nazionali, per rivalersi sui Governi ogni volta che vedessero compromesso il loro profitto. Qualsiasi regolamentazione pubblica che tuteli i diritti sociali, economici ed ambientali, con la scusa della tutela della competizione e degli investimenti, rischierà di soccombere dinanzi alle esigenze delle aziende e dei mercati, tutelate da sentenze che saranno a tutti gli effetti inappellabili. Scenari che si sono già avverati nell’ambito di altri trattati di libero scambio come il Nafta, o che hanno permesso a una multinazionale energetica come la Vattenfall di citare in giudizio il Governo tedesco per la decisione della Germania di chiudere le proprie centrali nucleari.

Perché è rilevante per l’agricoltura? Solo un esempio: le norme europee su pesticidi, Ogm, carne agli ormoni e più in generale sulla qualità degli alimenti, più restrittive di quelle americane e internazionali, potrebbero essere condannate come “barriere commerciali illegali”. Stesso destino avrebbero tutte le indicazioni geografiche, per cui tra Asiago prodotto in Maine e  in Veneto non ci sarebbe più alcuna differenza di fronte alla legislazione europea e Usa.

La nostra discussione: Di questo tema non se ne sa nulla. Abbiamo affrontato insieme diversi aspetti degli impatti del trattato, soprattutto sull’agricoltura. Abbiamo condiviso la necessità, in primo luogo, di informarci e informare sul trattato, ma più in generale sulle decisioni e i processi di livello europeo, a partire dalla PAC, di cui sappiamo poco e in genere ci accorgiamo solo quando è troppo tardi.

E noi che facciamo? Oltre 60 organizzazioni, sindacati, movimenti, associazioni, vertenze locali hanno creato una campagna nazionale STOP TTIP Italia ,che vuole far conoscere questo pericolo e fermare il negoziato. (www.stop-ttip-italia.net). Abbiamo organizzato un presidio all’ambasciata americana a Roma in occasione del viaggio di Obama, ormai un centinatio di incontri pubblici in Italia, una conferenza stampa alla Camera e un appello a candidate e parlamentari di impegno contro il TTIP, ma c’è molto da fare e non abbiamo fiducia che la politica istituita faccia davvero qualcosa.

Le proposte del Tavolo GC:

  • Preparare un volantino di GC sul TTIP (Monica/Fairwatch)  prepara da stampare e far circolare in mercati e iniziative dei gruppi locali.
  • Chi vuole, può aderire alla campagna, venire iscritto alla mailing list e partecipare alle sue attività scrivendo a stopttipitalia AT gmail.com e in cc monicadisisto@gmail.com
  • Costruire un gruppo di lavoro/tavolo permanente di GC sulle Politiche europee (in particolare la PAC e il TTIP), per organizzare momenti informativi e formative come quello di Roma nei prossimi mesi e nei prossimi GC
  • Lavorare in gruppo ad un documento di GC su PAC/TTIP e Governo del cibo
  • Connetterci alle nostre reti europee e porgli il tema in vista del Semestre di presidenza europea dell’Unione (luglio-dicembre 2014) e dell’Expo 2015 a Milano

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Expo 2015: Affamare il pianeta, energie per le lobby

 

Che cos’è: con lo slogan Nutrire il pianeta, energia per la vita, dal 1 Maggio 2015 e per sei mesi  l’Esposizione universale porterà a Milano la vetrina dei principali Stati e Paesi del Pianeta, multinazionali al seguito, come vetrina dell’agrobusiness, degli agrocarburanti, di tutte quelle pratiche che si vogliono far passare per green e invece sono il solito, vecchio profitto.

 

La nostra discussioneAffamare il pianeta, energie per le lobby è lo slogan che abbiamo coniato nel nostro gruppo di lavoro, mentre alcuni gruppi milanesi hanno sottolineato nelle loro iniziative che Expo è debito, cemento e precarietà.

Alcuni punti che abbiamo condiviso:

  • L’agroindustria in mostra a Milano distrugge la sovranità alimentare
  • Il cibo industriale non nutre, cancella i cittadini e avvelena chi lo consuma e i territori
  • la messa in scena del biologico, del tipico e della green economy serve a sdoganare Ogm, Grande distribuzione e biotech agroalimentare
  • le agroenergie e le cosiddette rinnovabili rubano terreno all’agricoltura.

 

Altre informazioni: la massiccia campagna pubblicitaria in corso per sostenere l’evento, però, ha tratto in inganno anche molti produttori vicini alle nostre reti, che parteciperanno all’evento pensando di portare lì dentro il segno della diversità e delle pratiche territoriali buone davvero.

Milano in quei mesi sarà stracolma di eventi e quindi si rischia di venire completamente ignorati, anche se si organizzano iniziative di rilievo.

 

Le nostre proposte:

  • diffusione dei materiali e delle informazioni prodotte dalle realtà della rete GC nei mercati e nei nostri territori, per cui si chiede alle realtà milanesi di far circolare più informazioni possibili d’ora in poi
  • organizzare momenti informativi su Expo come quello di GC Roma nei territori e nei prossimi GC fino all’evento
  • appoggiare le proposte che ci arriveranno dalle realtà di Milano di mobilitazione, cercando di sostenerle con la massima energia e presenza possibile.

 

Tavolo 4 – La compatibilità del contadino oggi: vecchie e nuove resistenze 

Realtà presenti: Roma, TerraTerra; Roma, Terra Rivolta; Rieti, TerraTerra; Oriolo Romano, Ccampo; Bologna, Campi Aperti; Ivrea, Piantamola; Ruan Rossetti – Jesi, Ecomercato/TNT; Ass. La Spinosa/Mov. Tuscia; Rieti, Valle del Salto; Perugia – Terra Fuori Mercato;  Napoli, Ragnatela

Punti salienti emersi dalla discussione e principali proposte (dagli appunti in dis-ordine sparso)

1) (ri)Costruire comunità agricole

Si è avvertito da più parti la necessità di ricostruire comunità anche nelle zone rurali, come in quelle di città, rafforzando legami e relazioni che la società ha portato a disgregare.

Ricordando che GC deve continuare ad avere un forte carattere agricolo, si è ribadita l’importanza di consolidare o ricreare collaborazioni tra contadini, coinvolgendo anche quelli che sono al di fuori dei “nostri” circuiti, perché spesso questi sono vittime inconsapevoli del sistema dell’agroindustria e magari non hanno gli strumenti, tecnici e politici, per cambiare le cose.

Tra le proposte:

  • incontri poderali
  • scambio di lavoro in campo
  • scambio di conoscenze ed esperienze (perché è fondamentale l’esempio concreto, dimostrare che si può vivere serenamente con un agricoltura rispettosa dell’ambiente e dell’uomo)
  • organizzazione di feste contadine (es. della mietitura, della vendemmia, etc.) che coinvolgano gli abitanti di un certo territorio
  • continuare nei percorsi di garanzia partecipata che coinvolgono produttori e consumatori

2) Autoformazione

Si è riconosciuta l’importanza dell’aggiornamento continuo, dello scambio di competenze e conoscenze, dell’autoformazione.  In particolare si è detto che è necessario non solo recuperare le conoscenze tradizionali, ma ampliarle con tecniche innovative “buone” (es. selezione genetica partecipativa, agricoltura organica, progettazione in permacultura, etc).

Tra le proposte:

  • Organizzare come GC una scuola contadina diffusa, ad accesso gratuito, per supportare in particolare i nuovi agricoltori. Per questa serve individuare un referente di GC che faccia da capofila e raccolga le disponibilità degli agricoltori ad accogliere le “lezioni in campo”.
  • Cercare sinergie con altre organizzazioni (es woof) per promuovere le attività di formazione autogestite

3) Come rendere “economica” l’attività del contadino?

E’ emersa da tutti la difficoltà dei piccoli contadini a stare “sul mercato”, in questo contesto di economia liberista. Difficoltà ancora maggiore per realtà marginali e in caso di appezzamenti di terreni piccolissimi, o di persone con poca esperienza.

Guardando al contadino come lavoratore autonomo, si è parlato anche del rischio di situazioni di “auto-sfruttamento”, proprie dei lavoratori autonomi delle città.

Tra le risposte:

  • Necessità di rinsaldare le nuove resistenze (quindi continuare a fare mercati, vendita diretta, rapporto con i GAS)
  • Puntare in primis alla propria autosufficienza, pre-condizione per svincolarsi il più possibile dalle necessità esterne e in seconda battuta, produrre secondo la vocazione del proprio territorio, per accedere a un reddito e una vita dignitosa per sé e la propria famiglia.

4) Comunicazione e informazione dei consumatori

Si è ribadito che è necessario superare il dualismo consumatore/produttore, ricercando percorsi e terminologie alternativi, nell’ottica della condivisione delle responsabilità, cercando di stabilire non solo diritti e doveri dei produttori ma anche dei consumatori, anch’essi attori fondamentali nel percorso verso un’autodeterminazione alimentare delle comunità locali.

Si è anche discusso sulla necessità o meno di inventarsi nuove parole, per sfuggire all’omologazione indotta dal sistema dominante. Tuttavia alcuni hanno espresso la volontà di riprendersi quelle parole rubate, ormai abusate o storpiate nel senso comune, per ridare loro significato.

Tra le proposte:

Si è ritenuto fondamentale continuare ciò che si sta già facendo in parte nei mercati, e non solo, ovvero:

  • attività di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento dei consumatori (es con percorsi di garanzia partecipata, etc).
  • Percorsi e strumenti di “alfabetizzazione”, per chiarire alcuni termini sui quali c’è molta confusione (es. km0, filiera corta, biologico/organico, stagionalità , sistema di produzione,…), con la condivisione di glossari comuni, da pubblicare anche sul sito
  • Coinvolgere i cittadini nella conservazione della biodiversità usando i giardini personali per la riproduzione delle sementi
  • Avviare percorsi condivisi di riscostruzione di filiere locali (es pane logistico di Mira)
  • Proseguire con laboratori e corsi per orti urbani, sul balcone, etc
  • Utilizzare l’Expo come occasione per restituire ad alcune delle parole rubate il loro senso profondo (es. sovranità alimentare, biologico, sostenibilità, etc….)

5) Carta di rivendicazione sull’autodeterminazione alimentare ed Expo

Per provare ad essere più  incisivi rispetto alla necessità di un cambiamento radicale dell’attuale sistema agroalimentare, si è ritenuto di dovere lavorare non solo sulle buone pratiche locali, l’esempio virtuoso e la condivisione delle esperienze, ma anche su un piano politico più ampio che dovrebbe vedere coinvolti ampi settori della società e delle realtà produttive del settore. Questo sia per smascherare il sistema che sta dietro all’Expo, sostenuto sia dalla multinazionali dell’agroindustria, ma anche dalle associazioni di categoria degli agricoltori, oltre che delle istituzioni locali, nazionali ed europee.

Tra le proposte:

  • Partire dalle proposte che Genuino clandestino sta facendo e praticando da tempo, per redigere una “carta di rivendicazione” nazionale, da redigere secondo un percorso ampio e condiviso con tutte le reti e movimenti, contadini e non, che comprenda principalmente questioni strettamente legate all’agricoltura, ma anche agli spazi abitativi (abitare la terra), alla riduzione e riciclo dei rifiuti, alle pratiche di autocostruzione, etc.. Per questo si propone l’istituzione di uno specifico gruppo di lavoro dentro GC.
  • Per Expo si è ribadita la disponibilità a fare controinformazione (con banchetti informativi, di vendita prodotti, etc)

6) Sinergie possibili

Per uscire dalle pratiche di resistenza di tipo “difensivo”, si è detto necessario il coinvolgimento di altre reti e movimenti, a partire da quelle contadine più “vicine” a GC.

Tra le proposte:

  •   farsi promotori di un incontro, magari in occasione di Expo, tra alcune delle principali reti e movimenti contadini almeno italiani (es semi rurali, civiltà contadina, crocevia, etc….), per provare a iniziare un percorso di rivendicazione comune (vedi punto 5)

Tavolo 5 – OGM: tutela della biodiversità e sovranità alimentare

Realtà presenti: Campi Aperti, Terre Forti, Fratello Sole, Terre in moto, Terre Resistenti, Agricoltura della terra, Coordinamento tutela della biodiversità del FVG, terra/Terra, Altragricoltura del Nord-est, Movimento della Tuscia, Collettivo biologia della Sapienza, No Dal Molin, Collettivo Agraria di Firenze, Zolle Nomadi.

PREMESSA

Gli Organismi Geneticamente Modificati sono varietà ottenute con tecniche di biologia molecolare, più tosto maldestre e a basso costo in cui vengono introdotti geni provenienti da specie di origine animale per ottenere alcune resistenze. Questo tipo di operazioni eticamente discutibili sono fatte esclusivamente da importanti multinazionali come Monsanto, Dupont, Syngenta.

L’unico caso dichiarato di coltivazione di OGM in Italia è in Friuli Venezia Giulia, dove un gruppo di agricoltori, nel 2013 ha seminato e raccolto il mais Mon 810, varietà ottenuta con tecniche di biotecnologia molecolare inserendo nel genoma del mais alcuni geni del bacillus turingensis, un batterio, che renderebbe le piante capaci di autoprodurre una tossina che rende le piante resistenti agli attacchi della piralide, una delle cause della presenza di micotossine nel mais. La presenza di micotossine (micos=fungo) nel mais compromette la possibile vendita, per tanto una potenziale perdita di reddito dell’agricoltura. In realtà la presenza delle micotossine è una causa multifattoriale, legata soprattutto alla mancanza di rotazione tra le colture. A oggi è l’unico mais transgenico la cui coltivazione è autorizzata in Europa, anche se già in commissione agricoltura è stata discussa l’introduzione del Pioneer 1507, ma non ancora approvata.

  • La normativa italiana in materia di OGM è precaria, per ora è in vigore il Dlgs 187 del 10813 che scadrà a gennaio del 2014. Esso vieta la semina, la coltivazione e la raccolta di colture OGM, ma non vieta l’importazione, infatti, nei mangimi, destinati agli allevamenti intensivi, sono contenute farine ottenute da coltivazioni OGM provenienti da USA, Canada, Argentina, etc
  • A livello europeo, dal 2014 con la nuova P.A.C. e con la nuova definizione dei piani di sviluppo rurale(PSR) diventerà obbligatoria la gestione dei territori con protocolli di un’agricoltura non più convenzionale ma integrata. Con differenti tempi di recepimento, gli Stati membri adotteranno la direttiva europea. Sulla carta quello che è indicato è una promozione del biologico/integrato, quindi non ci saranno più gli incentivi presenti sino ad ora, ma una serie di misure che spingeranno nella direzione del biologico/integrato e non sarà più possibile fare agricoltura convenzionale. Si ricorda che attualmente è in vigore la direttiva 2000118CE e raccomandazioni CE del 1372010, nella quale sono contenute le indicazioni per la creazioni delle regola sulla Coesistenza con le coltivazioni convenzionali, biologiche e biodinamiche. Dal 2010 il parlamento europeo ha proposto una modifica della direttiva europea sugli ogm affinché venga introdotta la libertà di scelta per Stati membri di vietare le coltivazioni transgeniche. Tale possibilità è messa a rischio dai Trattati Internazionali sul commercio (WTO, TTIP) in quanto essi subordina gli Stati membri a sottostare a questi accordi pena grosse sanzioni economiche. Quindi per una vera libertà di scelta degli Stati è necessario mantenere la valutazione ambientale e sulla salute (attualmente definita come “clausola di salvaguardia”), eliminare la conformità ai Trattati e inserire la tutela e il diritto alla “sovranità alimentare” di ciascun popolo.
  • Gli argomenti che vengono utilizzati per propagandare gli OGM riguardano soprattutto la maggior produttività di queste sementi, quindi il rischio attuale è un’accelerazione da parte degli agricoltori della richiesta di poter coltivare OGM. Il mais bt MON810 si vende molto bene ad aziende agricole di grandi dimensioni in quanto chi produce queste varietà millanta una maggiore sostenibilità ambientale e soprattutto economica, sostenendo che servirebbero meno interventi chimici e quindi una riduzione dei costi di produzione. Insomma meglio usare un seme che non si ammala piuttosto che utilizzare tonnellate di pesticidi che rappresenta una serie di costi per l’agricoltore. Va ricordato, che alcune varietà ottenute con tecniche transgeniche sono compatibili con i diserbanti, come la soia roundup ready. La campagna pro-OGM propone la coltivazione di OGM come soluzione alla crisi delle grandi aziende agricole, soprattutto nell’Italia settentrionale, dove maggiore è stata la richiesta da parte degli agricoltori, di poter coltivare OGM. La motivazione di fondo è che senza l’introduzione di OGM in Italia molte aziende dovranno delocalizzare, soprattutto in Romania, dove potranno coltivare OGM e successivamente importarli in Italia. Per quanto riguarda gli altri agricoltori convenzionali, non c’è consapevolezza che l’introduzione di colture OGM non è una soluzione alla crisi, ma che esse rappresentano una risposta paradossale che l’agroindustria sta promuovendo rispetto al collasso del sistema monocolturale e all’impoverimento dei terreni che loro stesse hanno creato in perfetta connivenza con i governi nazionali ed europei.
  • Diventa per tanto indispensabile ragionare sul modello agricolo e cercare di coinvolgere gli agricoltori verso un processo di cambiamento culturale prim’ancora che agronomico, diventa importante sviluppare e promuovere nuove pratiche sociali, alternative all’attuale modello di produzione agroalimentare, perché il rifiuto degli OGM è in primis il rifiuto dell’attuale modello agricolo. Infatti, è anche una questione di sovranitàautodeterminazione alimentare e di modello di sviluppo, per cui non possiamo isolare questo tema da tutto il resto di cui stiamo parlando da anni nei nostri territori e oggi in tutti gli altri tavoli. Non è la battaglia mirata delle Task Force sugli OGM, siamo cittadini e contadini che abbiamo una visione abbastanza chiara di un modello. Abbiamo di fronte un sistema che sta distruggendo la biodiversità, e produce cibo inquinando abusando di biocidi. Gli OGM rappresentano un altro pericolo per la biodiversità agroalimentare, per questo è fondamentale salvare e coltivare varietà antiche e autoctone e chi lo fa oggi è un vero partigiano della biodiversità.
  • La gran parte del mais prodotto in Italia non è a uso umano ma bensì destinato agli allevamenti intesivi, dove per produrre più latte e carne in minor tempo si alimentano gli animali con carboidrati (zuccheri complessi), e deve essere privo di micotossine. Per questo è importante far emergere queste i contraddizioni, soprattutto nella GDO (grande distribuzione organizzata) come Coop, che nonostante si dichiarino contro il OGM distribuiscono prodotti ottenuti con mangimi che contengono farine di origine transgenica.
  • La produzione di mangimistica OGM free non è sufficiente, anche volendo gli allevatori non la trovano, la critica va posta al sistema agroalimentare tout court infatti gli allevamenti intesivi sono anch’essi causa di inquinamento diffuso con lo sversamento di liquami nelle campagne. Per questo è importante rivolgersi ai consumatori proponendo loro altri modi di acquistare il cibo, favorendo un rapporto diretto con chi il cibo lo produce con metodi più sani. Diventa altresì indispensabile promuovere nuovi stili alimentari che prevedono un minor consumo di derivati animali.
  • Una cosa di cui però non abbiamo discusso è la questione dei biocarburanti e centrali a biogas che si stanno diffondendo nelle campagne. In alcuni Stati il 30% dei cereali è prodotto per generare combustibile, questa è un escamotage per introdurre gli OGM sostenendo di coltivarli non per essere usati come cibo ma come fonte energetica, rendendo più difficile, se non inutile, il divieto delle coltivazioni transgeniche. E’ evidente che ci troviamo di fronte all’assurdo di usare terra agricola per generare energia.
  • E’ stata presentata da parte di Altragricoltura Nord-Est la Carta d’Intenti per un mondo senza ogm, dove sono enunciati alcuni aspetti relativi al tema degli OGM con la proposta di farne uno strumento di lavoro aperto a nuovi contributi, ma che rappresenti un punto di partenza condiviso. I tempi di GC sono più tosto lenti e il metodo è quello assembleare per tanto viene rimandata alle prossime sessioni di lavoro.

PROPOSTE

  • I partecipanti s’impegnano a far sì che il tavolo di lavoro si trasformi in gruppo di lavoro permanente sugli OGM.
  • Sensibilizzare gli agricoltori per coinvolgerli in pratiche alternative, dove sia superato il concetto dualistico di produttore/consumatore, al fine di creare delle reti di mutuo appoggio, attraverso i gas, i mercati cittadini e la certificazione partecipata, in altre parole promuovere nuovi modelli sociali.
  • Ricostruire i saperi contadini attraverso seminari a tema e la costruzione di reti.
  • Promuovere percorsi formativi ad agricoltori e consumatori, per proporre un sistema agroalimentare sostenibile.
  • Sostenerne gli agricoltoriallevatori custodi al fine di salvaguardare e promuovere varietà antiche e autoctone.
  • Individuare ricercatori indipendenti per avviare e favorire una ricerca partecipata.
  • Proporre il recupero di terreni e pascoli abbandonati.
  • Chiedere l’emanazione di norme regionali che vietino la coltivazione di OGM
  • Chiedere l’applicazione della clausola di salvaguardia sulle coltivazioni transgeniche
  • Formulare un calendario con gli appuntamenti territoriali e nazionali.
  • Costituzione di una cassa di resistenza per sostenerne i costi delle analisi per realizzare una mappatura delle coltivazioni e delle sperimentazioni in Italia.
  • Costruzione di una bibliografia sugli OGM da diffondere.
  • Sviluppare il tema degli OGM all’EXPO’ 2015.

I punti fondamentali esposti all’assemblea plenaria

  • sostegno economico e casse di resistenza per la mappatura delle coltivazioni ogm
  • produzione di materiale informativo comune e continuità del lavoro di gruppo
  • divulgazione e bibliografia di riferimento
  • comunicazone e calendari degli eventi locali
  • expò 2015 evento no ogm?
  • lavoro sui semi e zootecnia. Selezione partecipata contadina vs ricerca OGM

Tavolo 6 – Lavoro bracciantile e caporalato in agricoltura

Presenti: Rete Campagne in Lotta, Coordinamento Bracciantile Piemontese, Associazione Rurale Italiana, Osservatorio Migranti Basilicata, SOS Rosarno, Brigate di Solidarietà Attiva, Fuori dal Ghetto, Netzanet, Clash City Workers, Campiaperti, COBAS, Associazione Michele Mancino, Comunia, Terra Fuorimercato, GermogliaTO, Via Campesina, Terra Terra, Rete Fattorie Sociali, GAS Rossano, Parsec


La discussione si è concentrata tanto sulla questione contadina quanto su quella bracciantile, evidenziando i punti di convergenza tra esse. Il presupposto della discussione era la precarizzazione che l’attuale sistema capitalista neoliberista provoca, tanto per i lavoratori delle campagne, in gran parte migranti che lavorano e vivono in condizioni che li pongono sulla soglia della sopravvivenza, quanto per coloro che coltivano o coltivavano la terra. In alcuni casi, è proprio per via di questa precarizzazione a livello globale che i contadini si trasformano in braccianti. Tra le proposte di discussione per il tavolo figurava anche la questione del lavoro riproduttivo e di cura in relazione al lavoro salariato, ma non e’ stata affrontata durante la giornata del 17 (come spesso accade, e’ una questione che viene marginalizzata).

Il tema dell’autodifesa ed autorganizzazione dei lavoratori, in chiave conflittuale, è stato un punto centrale di dibattito. Uno dei temi di discussione è stata la forma di tale organizzazione – se da più parti è emersa chiaramente la necessità di darle un’identità formalizzata, non per tutt* la forma sindacato è effettivamente capace di supplire a questa funzione. Lavoratori e militant* hanno condiviso diverse esperienze di lotta e autorganizzazione. È stato osservato da alcun* che più che promuovere la rivendicazione dei lavoratori di migliori condizioni all’interno del sistema agro-industriale, e per quanto essa possa essere necessaria nella pratica ed abbia bisogno di sostegno concreto, sarebbe auspicabile muoversi piuttosto verso un movimento di riappropriazione delle terre, di riconversione della produzione, per un processo di contadinizzazione in senso ampio, come risposta alla crisi e allo sfruttamento. Non si è però arrivat* a proposte concrete a partire da tale riflessione circa la necessità della riappropriazione. Dal punto di vista di alcun* contadini presenti, favorire il processo di contadinizzazione significa anche potenziare la rete infrastrutturale di distribuzione dei contadini già attivi – cosa che allargherebbe il circolo dell’economia contadina, ma che lascia completamente a margine la questione dei lavoratori (e disoccupati) delle campagne e del loro potenziale ruolo all’interno del sistema contadino. In questo senso, il tema della proprietà, più volte introdotto, non è stato sviscerato in modo approfondito, anche se sono stati fatti alcuni riferimenti alla promozione di un’economia ‘relazionale’ contro la cultura del profitto, per la mutualità e l’auto-sussistenza. Alcun* hanno però fatto notare la (potenziale e in molti casi reale) incompatibilità tra gli interessi di un’azienda contadina e quelli di un lavoratore salariato. Più in generale, durante la discussione è emersa la difficoltà di trovare punti di convergenza per un’azione comune o perchè si instaurino effettivamente meccanismi di solidarietà e sostegno tra lavoratori salariati e contadini, all’interno di una più generale mobilitazione precaria.

A partire da queste riflessioni e dibattiti, e nonostante le difficoltà, si sono individuati alcuni possibili piani di azione:

  • innanzi tutto, il sostegno a forme di autorganizzazione dei lavoratori su vari piani (collocamento, trasporto, sostegno legale e informazione, sostegno economico, occupazione), siano esse già esistenti o da sviluppare;
  • la creazione di una contaminazione (o un coordinamento) permanente tra la rete di Genuino Clandestino e quella di Campagne in Lotta (che si occupa di sostenere l’autorganizzazione dei lavoratori)
  • lo sviluppo e il potenziamento, in chiave coordinata a livello nazionale, di forme di auto-inchiesta, con-ricerca e formazione in rete sulla composizione del lavoro agricolo salariato e più in generale sulla filiera agro-industriale. Gli strumenti principali individuati sono la creazione di una piattaforma web e l’istituzione di una sorta di coordinamento. Tale ricerca è ovviamente importante per individuare bersagli, ad esempio tramite boicottaggi e blocchi.
  • Il sostegno attivo alle lotte nazionali ed europee contro le politiche neoliberiste su agricoltura, lavoro e immigrazione
  • la creazione di una piattaforma infrastrutturale e di una rete comunicativa tra le varie realtà contadine, che favorisca la ‘piccola distribuzione organizzata’ e dia in questo modo opportunità di reddito anche ai lavoratori salariati fuori dal circuito dell’iper-sfruttamento industriale.